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Manetone
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Manetone (in greco antico Μανέθων?, Manèthōn o Μανέθως, Manèthōs; in latino Manĕthō; fl. III secolo a.C.) è stato uno storico e sacerdote egizio originario di Sebennito (in egizio: Djebnetjer) vissuto in epoca tolemaica, all'inizio del III secolo a.C.
Contents
• Nome
• Note
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Nome
Il nome originale egizio di Manetone è andato perduto, ma alcuni, basandosi su mwbgantroponimi egizi assonanti con la versione greca, hanno ipotizzato che significasse "Dato da mwbwThot", "Amato da Thot", "Amato da mwcaNeith" oppure "Amante di Neith"cite-ref-1[1]cite-ref-0-2-0[2]. Proposte di ricostruzione meno accettate sono mweqMyinyuheter ("Mandria di cavalli" o "Sposo") e mwegMa'anidjehuti ("Ho visto Thot"). Nella lingua greca, i primi frammenti (un'iscrizione di data incerta sulla base di un busto in mwewmarmo nel Tempio di mwfaSerapide a mwfqCartagine e gli scritti dello storico giudaico mwfgFlavio Giuseppe del mwfwI secolo d.C.) indicano il suo nome come Μανέθων, mwgaManèthōn.
Dibattito sull'esistenza e sulle opere
Benché non si disponga di alcuna informazione sulle date della sua vita e della sua morte, Manetone è associato al regno di mwgwTolomeo I Soter (mwha323–mwhq283 a.C.) dallo storico greco mwhgPlutarco mentre, secondo lo storico mwhwbizantino mwiaGiorgio Sincello (che ebbe modo di leggerlo), Manetone avrebbe indicato il proprio rapporto con il successore mwiqTolomeo II Filadelfo (mwig285–mwiw246 a.C.). Se la menzione di un tale di nome Manetone nei mwjaPapiri Hibehcite-ref-3[3], risalenti al mwkq241/mwkg0 a.C., si riferisse al celebrato autore degli mwkwAegyptiaca, allora Manetone potrebbe aver scritto durante il regno di mwlaTolomeo III Evergete (246–mwlq222 a.C.) ma anche in anni successivi: non è infatti detto che si tratti del Manetone presente nei mwlgPapiri Hibeh. Benché la storicità di Manetone di Sebennito fosse data per certa già da Flavio Giuseppe e dagli autori successivi, il dibattito sulla sua effettiva esistenza è ancora aperto e problematico. Il Manetone dei mwlwPapiri Hibeh non ha titoli e il documento concerne certi affari nell'mwmaAlto Egitto, dove si ritiene che lo storiografo Manetone abbia svolto le proprie funzioni sacerdotali, e non nel mwmqBasso Egitto. Il nome mwmgManetone è raro ma non esiste una ragione per assumere mwmwa priori che il Manetone dei mwnaPapiri Hibeh sia lo storico di Sebennito che si ritiene abbia redatto gli mwnqAegyptiaca per Tolomeo II Filadelfo.
Manetone è passato alla storia come un nativo egizio: la sua mwnwlingua madre sarebbe verosimilmente stata l'mwoaantico egizio. Benché abbia trattato di argomenti propriamente antico-egizi, pare abbia scritto in greco per un pubblico di madrelingua greca. Altre opere letterarie attribuitegli includono: mwoqCritica ad mwogErodotocite-ref-4[4]; mwpwLibro Sacrocite-ref-5[5]; mwraSul rito antico e sulla religionecite-ref-6[6]; mwsqSulle festecite-ref-7[7]; mwtgSulla preparazione del kyphi (una sorta di mwtwincenso)cite-ref-8[8] e una mwvaEpitome di dottrine fisichecite-ref-9[9]cite-ref-10[10]. Anche il mwxqLibro di Sothis è stato attribuito a Manetone. È importante notare che nessuno dei testi menzionati compare in attestazioni risalenti all'epoca tolemaica, il periodo in cui sarebbe vissuto Manetone di Sebennito: di fatto, nessuna fonte antecedente al mwxwI secolo a.C. li menziona. Ne deriverebbe una discrepanza di tre secoli tra il periodo in cui si suppone siano stati composti gli mwyaAegyptiaca e quello della loro prima attestazione documentata; la forbice si allarga se si considerano gli altri testi elencati: il mwyqLibro Sacro, per esempio, non fu mai nominato fino al mwygIV secolo, quando lo prese in considerazione lo scrittore mwywEusebio di Cesarea.
Qualora Manetone sia stato una figura storica realmente esistita, sembra sia stato un sacerdote del mwzqdio-sole mwzgRa presso mwzwEliopoli, centro del suo culto (il bizantino Giorgio Sincello riferisce che sarebbe stato proprio il sommo sacerdote). Plutarco lo considerò un'autorità del culto di mwaaSerapide (fusione sincretica di mwaqOsiride e mwagApi): lo stesso Serapide era una versione mwawgreco-mwbamacedone del culto egizio iniziato, probabilmente, al tempo della fondazione di mwbqAlessandria d'Egitto da parte di mwbgAlessandro Magno; una sua statua fu importata da Tolomeo I nel mwbw286 a.C. (o da Tolomeo II nel mwca278 a.C.) come attestano mwcqTacito e Plutarcocite-ref-11[11]. Vi è anche una tradizione antica secondo cui Timoteo di Atene (autorità del culto di mwdgDemetra a mwdwEleusi) avrebbe collaborato con Manetone per l'instaurazione del nuovo culto di Serapidecite-ref-0-2-1[2]cite-ref-12[12], ma la fonte di ciò non è mai stata chiarita e potrebbe derivare da un'opera attribuita a Manetone: nel qual caso non avrebbe valore documentario a sé stante e non rafforzerebbe la storicità del Manetone sacerdote e storico del III secolo a.C.
Aegyptiaca
Manetone è ritenuto l'autore degli mwtaAegyptiaca (gr. Αἰγυπτιακά, mwtqAigyptiakàcite-ref-13[13]), o mwugStoria dell'Egitto, su commissione di Tolomeo II Filadelfocite-ref-14[14]. L'opera è di primario interesse per gli mwvwegittologi per le informazioni che fornisce sulla mwwacronologia dei regni degli antichi faraoni. Potrebbe essere stata l'opera più imponente fra quelle attribuite a Manetone: certamente la più importante. Era organizzata in ordine cronologico e suddivisa in tre libri (vedi oltre)cite-ref-15[15]. Aver diviso i sovrani per dinastie (mwxqI dinastia, mwxgII dinastia ecc.) costituì una novitàcite-ref-1-16-0[16]; il termine "mwywdinastia" (in greco δυναστεία, mwzadynasteia, "potere di governo") intende un gruppo di sovrani con la medesima origine. Ciononostante, l'autore non impiegò il termine in senso moderno, seguendo la sola mwzqconsanguineità, ma attribuendo a ciascuna dinastia una sorta di continuità: geografica (la mwzgIV dinastia di mwzwMenfi, la mw0aV dinastia da mw0qElefantina) oppure genealogica (soprattutto la I dinastia, per la quale l'autore chiama il successore "figlio" del predecessore per chiarirne la continuità). Negli mw0gAegyptiaca, la sovrastruttura della suddivisione genealogico/dinastica forniva la base alla narrazione vera e propria delle vite dei faraoni. Alcuni hanno ipotizzato che gli mw0wAegyptiaca siano stati redatti per competere con le mw1aStorie di mw1gErodoto e fornire all'Egitto una storia nazionale mai analizzata prima d'allora; in questa prospettiva la mw1wCritica ad Erodoto potrebbe essere stata un sunto o una parte degli mw2aAegyptiaca che avrebbe goduto di circolazione indipendente. Purtroppo, né gli mw2qAegyptiaca né la mw2gCritica ad Erodoto si sono conservati; circa il primo scritto sussistono 32 frammenti, provenienti da estratti di due tipicite-ref-17[17]cite-ref-18[18].
Paternità dell'opera e data di composizione
La più antica menzione nota degli mw6qAegyptiaca è dello scrittore giudaico mw6gFlavio Giuseppe nella sua opera mw6wmw7aContro Apione (mw7qContra Apionem), posteriore al mw7g94 d.C. Non si è conservato alcuno scritto dei tre secoli precedenti che nomini gli mw7wAegyptiaca: ciò ha sollevato seri dubbi sulle reali data e paternità dell'opera. La nozione che vuole si trattasse storia ufficiale e autorevole dell'Egitto composta in mw8agreco su commissione di re mw8qTolomeo II Filadelfo potrebbe essere stata ignorata dagli studiosi e mw8gbibliotecari di Alessandria dell'mw8wetà ellenistica (appunto per tale assenza di documentazione coeva su Manetone) e di conseguenza l'informazione di Flavio Giuseppe perderebbe credibilità.
Ipotesi di Tolomeo di Mendes
Si può perfino supporre che gli mw9gAegyptiaca siano stati composti durante la mw9wdominazione romana dell'Egitto, iniziata nel mw-a30 a.C. — ovviamente non dopo la menzione che Flavio Giuseppe ne fece intorno al 94 d.C. e quindi tra il 30 a.C. e il 94 d.C.
Se così fosse, l'autore reale, che alcuni studiosi speculano possa essere stato Tolomeo di Mendescite-ref-19[19], un colto greco nato e cresciuto nell'Egitto mw-waugusteocite-ref-20[20], sacerdote della mwaqqreligione egizia, potrebbe aver attribuito la sua ricerca storiografica in tre volumi al più antico Manetone per motivi di prestigio e credibilità. Stando alla testimonianza di mwaquClemente di Alessandria (circa mwaqy150–mwaqc215), Tolomeo di mwaqgMendes avrebbe composto una storia dell'Egitto in tre libri all'epoca dell'imperatore e faraone mwaqkAugustocite-ref-21[21]. Clemente di Alessandria citò numerosi autori nelle proprie opere, avendo normalmente accesso alla straordinaria mwaq4Biblioteca di Alessandria, ma non menzionò mai Manetone né tantomeno i suoi mwaq8Aegyptiaca in tre libri. Lo stesso si può dire per lo scrittore mwaraTaziano il Siro (circa mware120–mwari180), altro mwarmautore cristiano molto letto nel mwarqII secolo d.C.; nella sua mwaruOratio ad Graecos (mwaryAppello ai Greci) Taziano menziona solo Tolomeo di Mendes come "interprete delle loro [mwarcdegli Egizi] azioni": egli menzionò virtualmente ogni autore in cui si sarebbe imbattuto durante i suoi studi (si interessò anche alla cronologia storica), senza mai nominare Manetone o gli mwargAegyptiaca. Taziano scrisse:
«Esistono anche accurate cronache degli Egizi. Tolomeo (non il re, ma il sacerdote di
Mendes
), è l'interprete delle loro azioni. Questo scrittore, narrando gli atti dei re, dice che la
partenza degli Ebrei
fino ai luoghi ove giunsero
avvenne al tempo di re
Amosis
[
Ahmose I
], sotto la guida di
Mosè
. Egli aggiunge: "
Amosi
visse al tempo di re
Inaco
". Dopo di lui
Apione
il grammatico, uomo assai stimato, nel quarto libro dei suoi
Aegyptiaca
(di cui vi sono cinque libri), tra le altre cose, dice che
Amosi
distrusse
Avaris
al tempo dell'
argivo
Inaco, come il mendesiano Tolomeo ha scritto nei suoi annali.»
(Taziano il Siro, Oratio ad Graecos 38cite-ref-22[22].)
Il nome mwasqAmosi (Ἄμωσις, mwasuÁmōsis) è la trascrizione greca del "nome del trono" mwasyAhmose (in egizio: ah.mss.e), utilizzata per il mwascfaraone fondatore della gloriosa mwasgXVIII dinastia nell'edizione degli mwaskAegyptiaca che Eusebio di Cesarea consultò per realizzarne l'mwasoepitomecite-ref-waddell-1940-23-0[23]. Stando a quanto scrisse mwas8Tertulliano (circa mwata155–mwate240), Tolomeo di Mendes avrebbe scritto dopo di Manetone, "seguendolo"cite-ref-24[24]. Quest'ultima affermazione ha dato adito all'ipotesi che Tolomeo di Mendes avesse consultato e commentato gli scritti di Manetone; potrebbe anche significare che Tolomeo di Mendes sarebbe il responsabile di tutto ciò che pensiamo di conoscere di Manetone. È assai inverosimile che Taziano, Apione e Clemente di Alessandria fossero ignari dell'opera di Manetone di Sebennito in tre libri ma, stando a Taziano, Apione avrebbe letto e seguito lo scritto di Tolomeo di Mendes nel redigere la propria opera storiografica in cinque libri. Sembra quindi plausibile che Taziano, Apione e Clemente identificassero proprio Tolomeo di Mendes come autore degli mwatyAegyptiaca in tre libri, e che lo stesso Tolomeo di Mendes si presentasse come trasmettitore delle parole di Manetone: in questo caso non si tratterebbe di uno scritto anonimo o mwatcpseudonimico, ma di uno scritto in cui Tolomeo di Mendes, sacerdote e storico egizio d'età augustea, avrebbe esplicitamente dichiarato di trascrivere le parole di un importante sommo sacerdote egizio vissuto tre secoli prima, Manetone di Sebennito.
Questa teoria sulla vera paternità e data di composizione degli mwatkAegyptiaca è supportata da un fraintendimento presente nella mwatoSudacite-ref-25[25], un'imponente enciclopedia bizantina del mwauaX secolo. Stando alla mwaueSuda sarebbero esistiti due autori di nome Manetone: uno da Mendes e uno da Sebennito o Diospoli Magna (la grande mwauiTebe, nell'Alto Egitto). Eppure la mwaumSuda non attribuisce gli mwauqAegyptiaca a nessuno dei due: il Manetone mendesiano si sarebbe occupato della preparazione del mwauukyphi (un tipo d'mwauyincenso), mentre il Manetone sebennitano/tebano avrebbe scritto "mwaucRicerche sulla natura; mwaugApotelesmatica in versi e altre opere mwaukastrologiche." La mwauoSuda menziona autori che scrissero opere in greco durante il regno di mwausTolomeo II Filadelfo, ma non include Manetone. Tutto ciò che si può affermare, perciò, è che il redattore della mwauwSuda potrebbe aver confuso Tolomeo di Mendes con Manetone di Sebennito e che non avrebbe concordato con la versione riportata da mwau0Sincello, secondo il quale gli mwau4Aegyptiaca risalirebbero al regno di Tolomeo II Filadelfo (mwau8III secolo a.C.).
Contenuto e struttura
Primo libro
Il primo libro della trattazione manetoniana iniziava con una introduzione o un preambolo che forniva senza dubbio una breve biografia di Manetone e ne esponeva i propositi storico-letterari. Nel preambolo l'autore affermava che il mwavmdio greco mwavqErmes, identificato con il mwavudio egizio mwavyThot, avrebbe inventato la mwavcscritturacite-ref-waddell-1940-a-26-0[26]; gli scritti di questo primo Ermes sarebbero stati tradotti, da parte del figlio "mwavwErmes Trismegisto, in una nuova scrittura chiamata "mwav0geroglifici"; i libri scritti da questo secondo Ermes sarebbero quindi stati raccolti e riadattati dal figlio, il dio mwav4Agatodemone. Stando all'autore, Agatodemone avrebbe finito la sua opera di ordinamento dei "libri sacri" del padre Ermes Trismegisto mwav8dopo l'ascesa al trono di Tolomeo II Filadelfo (285/3 a.C.): solamente allora sarebbe stato consentito al sacerdote Manetone di accedere a tali fonti: egli se ne sarebbe servito per redigere in lingua greca, per il faraone in carica, una storia dell'antico Egitto. mwawaGiorgio Sincello (mwaweVIII/mwawiIX secolo) ha scritto:
«Al tempo di Tolomeo Filadelfo egli [
Manetone
] fu fatto sommo sacerdote dei
templi
pagani d'Egitto, e scrisse da iscrizioni nella Terra Seriadica tracciate, dice, in linguaggio e caratteri sacri da
Thot
, il primo Ermes, e tradotto [dal secondo Ermes] in caratteri geroglifici. Quando l'opera fu riadattata in libri da Agatodemone, figlio del secondo Ermes e padre di Tat, nei santuari d'Egitto, Manetone lo dedico al succitato re Tolomeo II Filadelfo nel suo
Libro di Sothis
[...].»
(Giorgio Sincellocite-ref-waddell-1940-a-26-1[26])
È evidente che Giorgio Sincello, nominando questo mwaxiLibro di Sothis, intendesse proprio gli mwaxmAegyptiaca: infatti il vero mwaxqLibro di Sothis non trattava di mitici regni di mwaxudèi, mwaxysemidèi e mwaxcspiriti dei morti; né i faraoni d'Egitto vi comparivano suddivisi in trenta dinastie come invece negli mwaxgAegyptiaca. Sembra quindi che Giorgio Sincello abbia preferito chiamare alternativamente gli mwaxkAegyptiaca di Manetone "Libro di Sothis", anche se le ragioni di ciò non sono esplicabili. Un'attenta analisi dei contenuti del vero mwaxoLibro di Sothis rivela che l'autore ebbe ben presente gli mwaxsAegyptiaca, stando ben attento a non toccare gli stessi argomenti; potrebbe trattarsi di una contraffazione d'epoca sconosciuta. Ogni faraone menzionato nel mwaxwLibro di Sothis dopo mwax0Menes, il primo faraone, è del tutto inconciliabile con i resoconti dinastici di mwax4Sesto Giulio Africano ed mwax8Eusebio di Cesarea.
A dispetto della confusione generata da Giorgio Sincello, il significato del preambolo degli mwayeAegyptiaca è chiaro: l'autore considerava l'ascesa di Tolomeo II Filadelfo al mwayitrono come un punto di svolta per la storia egizia perché solo durante il suo regno il dio Agatodemone avrebbe completato la redazione dei "libri sacri", il che avrebbe consentito a Manetone di realizzare la sua storia dell'Egitto. Attraverso tre generazioni di dei (Thot, Ermes Trismegisto e Agatodemone) si sarebbe dipanata anche l'invenzione dei geroglifici, mediante i quali l'intera storia dell'Egitto sarebbe stata registrata in tre libri per Tolomeo II Filadelfo, a cui è indirizzata una "lettera" che l'autore riporta:
«Al Grande Re Tolomeo Filadelfo
Augusto
. Ossequi al mio Signore Tolomeo da parte di Manetone, sommo sacerdote e
scriba
dei sacri santuari d'Egitto, nato a
Sebennito
e residente a
Eliopoli
. È mio dovere, Re onnipotente, riflettere su tutte le discipline che può essere Tuo desiderio che io investighi. Così, mentre Tu fai ricerche sul futuro dell'universo, in obbedienza al Tuo comando io porrò di fronte a Te i sacri libri che ho studiato, scritti dal Tuo antenato Ermes Trismegisto. Addio, Re mio Signore.»
(Manetone)
La lettera è ovviamente una contraffazione, dal momento che in essa Manetone appella Tolomeo II con il titolo mwayuimperiale romano di "Augusto". Questo non piccolo mwayyanacronismo permette però di determinare il mwaycmwaygterminus post quem oppure la prima data di composizione, cioè il mwaykprincipato dell'imperatore romano mwayoGaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (mways28 a.C.-mwayw14 d.C.), nel periodo d'attività di Tolomeo di Mendes. Dopo la lettera lo scritto prosegue enunciando le epoche più antiche della storia egizia ed enumerando gli dei, i semidèi e gli spiriti dei morti come mway0sovrani d'Egitto: sette dèi-faraoni, poi quattro linee di semidèi e infine gli spiriti dei morti (evidentemente un altro genere di semidèi), ma il numero e i nomi dei quali non sono stati restituiti dai frammenti sopravvissuti.
Questa lista di dèi, semidèi e "spiriti dei morti" deriva dall'edizione dell'opera di Manetone di cui si servì Eusebio di Cesareacite-ref-27[27]. Giorgio Sincello scrive nell'mwazmEcloga chronographica che sarebbe apparsa una diversa edizione di Manetone nella cui lista non figuravano gli "spiriti dei morti"cite-ref-28[28]. Sincello accettò la lista trasmessa da Eusebio, così come la teoria di Eusebio secondo cui gli Egizi avrebbe avuto regolari mesi lunari di 30 giorni durante il periodo degli immortali, e rigettò l'altra lista di immortali che ometteva gli "spiriti dei morti".
DÈI
• Sosis (mwaagShu);
• mwaa0Osiride;
Totale: 13.900 anni.
SEMIDÈI:
• Semidèi per 1255 anni;
• Semidèi per 1815 anni;
• 30 semidèi di Menfi per 1790 anni;
• Semidèi di This (mwabsTini) per 350 anni.
Totale: 5212 anni.
SPIRITI DEI MORTI
• Spiriti dei morti per 5813 anni.
Totale per dèi, semidèi e spiriti dei morti: 24.925 anni.
L'autore non traslitterò i nomi delle divinità, fornendone piuttosto gli mwackequivalenti greci secondo una convenzione molto più antica: mwacoPtah (egizio) = mwacsEfesto (greco); mwacwRa = mwac0Elio; mwac4Shu, figlio di Ra = Sosis; mwac8Geb = mwadaCrono; mwadeSeth = mwadiTifone; mwadmHorus = Orus; mwadqThot = il primo mwaduErmes.
Per quanto riguarda le dinastie che seguirono i "regni" degli "spiriti dei morti", Manetone indicava inizialmente cinque dinastie egizie native, cui se ne aggiunsero altre per un totale di trenta dinastie (ma successive edizioni ne riportavano trentuno) prima che mwadcAlessandro Magno mwadgconquistasse l'Egitto divenendo faraonecite-ref-1-16-1[16]. Il primo libro degli mwad0Aegyptiaca trattava delle prime undici dinastie, che coprirono i periodo della storia egizia oggi convenzionalmente noti come mwad4Periodo arcaico dell'Egitto, mwad8Antico Regno, mwaeaPrimo periodo intermedio e l'inizio del mwaeeMedio Regno:
| Dinastia | Epoca | Dinastia | Epoca |
|---|---|---|---|
| I dinastia | ca. 3150 – 2890 a.C. | VII dinastia | immaginaria |
| II dinastia | 2890–2686 a.C. | VIII dinastia | 2181–2160 a.C. |
| III dinastia | 2686–2613 a.C. | IX dinastia | 2160–2130 a.C. |
| IV dinastia | 2613– 2498 a.C. | X dinastia | 2130– 2040 a.C. |
| V dinastia | 2498– 2345 a.C. | XI dinastia | 2134– 1991 a.C. |
| VI dinastia | 2345– 2181 a.C. | | |
Secondo libro
Il secondo libro interessava le mwah0dinastie XII–mwah4XVIII nella prima edizione, raggruppando nella XVIII dinastia anche i faraoni della mwah8XIX. Tale libro discuteva la caduta del Medio Regno, il mwaiaSecondo periodo intermedio, l'invasione degli mwaieHyksos e la loro successiva cacciata dalla mwaiivalle del Nilo da parte del fondatore del mwaimNuovo Regno, re mwaiqAhmose I (circa mwaiu1549–1524 a.C.) della XVIII dinastia. Tale dinastia, nella prima edizione degli mwaiyAegyptiaca, avrebbe avuto fine con mwaicThouoris (in egizio: T3-wsr.t, mwaigTausert, morta nel mwaik1189 a.C., ultima sovrana della XIX dinastia), che l'autore confondeva erroneamente con un sovrano maschile e con un re tebano di nome mwaioPolibo, menzionato da mwaisOmerocite-ref-29[29] e durante il regno del quale, continua l'autore, sarebbe mwajacaduta Troiacite-ref-2-30-0[30].
Il secondo libro si rivelò di particolare interesse per lo scrittore giudaico Flavio Giuseppe, che identificò gli invasori asiatici Hyksos con gli antichi mwakeIsraeliti usciti dall'Egitto durante l'mwakiEsodo (mwakmmwakqContro Apione 1.82–92)cite-ref-2-30-1[30] e produsse una dissertazione etimologica sul termine "Hyksos", notando che il termine era riferito in differenti versioni da Manetone nelle edizioni conflittuali degli mwakkAegyptiaca; Flavio Giuseppe si pronunciò a favore della etimologia manetoniana di "pastori prigionieri" (mwakoContro Apione 1.91), che sembra risalire alla prima edizione, rispetto alla successiva ricostruzione etimologica di "re pastori" (mwaksContro Apione 1.82–83) propugnata dalla seconda e terza edizione. Evidentemente, nella prima edizione gli Hykosos erano sospettati essere invasori dall'Arabia, mentre la seconda e la terza edizione li avrebbero appellati "mwakwFenici" (intendendo mwak0Cananei); stando a Manetone, essi avrebbero edificato mwak4Gerusalemme, prima nota come "Salem", dopo la loro espulsione dall'Egittocite-ref-2-30-2[30]cite-ref-31[31]. Questa tradizione sembrerebbe suggerire la loro identificazione con i mwalcGebusei, una mwalgtribù biblicacite-ref-32[32].
Le tre edizioni degli mwamyAegyptiaca sono evidenziate dai nomi attribuiti al faraone fondatore della XVIII dinastia: nella prima edizione il suo nome era erroneamente e curiosamente scritto mwamcTethmosis (Τέθμωσις)cite-ref-33[33]; nella seconda edizione divenne mwamwAmosis (Ἄμωσις)cite-ref-waddell-1940-23-1[23]; finalmente, nella terza, fu corretto in mwaneAmos (Ἄμως)cite-ref-34[34], che è la trascrizione greca più accurata dell'originale egizio mwanyAhmose (Ah.mss.e).
Terzo libro
Il terzo libro continuava con la "XIX dinastia" egizia, che divenne la mwankXX dinastia nella seconda a terza edizione, e si concludeva con la "XXX dinastia", cioè la mwanoXXXI dinastia delle due edizioni successive. Il "rinascimento mwanssaita" veniva fatto coincidere con la "XXV dinastia" (mwanwXXVI dinastia), mentre la "XXVI dinastia" corrisponde alla mwan0XXVII dinastia degli mwan4imperatori achemenidi che si fecero mwan8incoronare faraoni. Seguiva la menzione di altre tre dinastie autoctone, indi la "XXX dinastia" di Manetone, la mwaoaXXXI dinastia nella realtà, con gli ultimi tre faraoni mwaoepersiani (anche se quest'ultima potrebbe essere stata aggiunta dopo la morte di Manetone). Entrambi gli antichi autori mwaoiMosè di Corene (mwaom410–mwaoq490) e mwaouSofronio Eusebio Girolamo (mwaoy347–mwaoc419/mwaog20) ritennero di far finire la storia egizia con l'ultimo faraone autoctono mwaokNectanebo II, deposto nel mwaoo342 a.C. (dicono rispettivamente "ultimo re degli Egizi" e "distruzione della monarchia egizia"cite-ref-35[35]), ma la persiana XXX dinastia (= XXXI dinastia) rientra nell'intenzione dell'autore di narrare la storia egizia dai primi tempi, attraverso le dinastie, fino all'epoca del faraone mwao8macedone Tolomeo II.
Il sistema di numerazione delle dinastie seguito nella prima edizione fu poi modificato dall'autore in quelle successive, ma quasi certamente concluse il terzo libro con la figura di mwapeDario III di Persia, ultimo faraone achemenide (mwapi336–mwapm330 a.C.); parlava anche, erroneamente, della cattura ed esecuzione di Dario III da parte di mwapqAlessandro Magnocite-ref-36[36], svista che provvide a rimuovere nella redazione finale (Dario III fu infatti assassinato a tradimento da mwapkun suo satrapo)cite-ref-37[37].
Trasmissione e ricezione
Estratti dal lavoro originale nella sua interezza sono conservati da mwaqaGiuseppe Flavio, insieme ad altri brani pseudo-manetoniani: la conservazione di Manetone soprattutto in Giuseppe dipende dal fatto che gli ebrei ellenizzati erano molto interessati alla sua opera a causa del legame dei loro antenati con l'Egitto e che cercarono di basare le loro teorie sull'origine e l'antichità degli ebrei fondandosi saldamente sulle tradizioni autentiche d'Egitto. In Manetone, infatti, anche se ritrovavano una sgradevole testimonianza della discendenza degli ebrei da colonie di lebbrosi, i giudei ellenizzati identificarono i loro antenati con gli mwaqeHyksos, e l'Esodo con l'espulsione di questi invasori.
Una mwaqmEpitome della storia di Manetone fu fatta in tempi brevi - non da Manetone stesso - sotto forma di elenchi di dinastie, con brevi note su eventi importanti. I resti di questa mwaqqEpitome sono preservati da cronografi cristiani, soprattutto Africano ed Eusebio, il cui scopo era quello di confrontare le cronologie delle nazioni orientali con la mwaquBibbia. Dei due, il fondatore della cronografia cristiana, Sesto Giulio Africano, la cui mwaqyCronaca giungeva al 217 o 221, trasmette l'mwaqcEpitome in una forma più precisa; mentre Eusebio, il cui lavoro si estende al 326, è responsabile di alterazioni notevoli del testo originale di Manetone.
mwaqkGiorgio Sincello (mwaqo761 – mwaqs846) inserisce nella sua opera mwaqwCronografia proprio tale mwaq0Epitome, ossia una lista di sovrani dell'antico Egitto, in cui suddivide tutti i sovrani tra trenta dinastie, assegnando a ciascuno di essi una durata del regno. L'epitome di Sincello è basata sui dati di mwaq4Sesto Africano ed mwaq8Eusebio di Cesarea, e quindi, in definitiva, di Manetone.
La composizione di una simile opera si rese necessaria per farsi comprendere dai conquistatori di mwareAlessandro Magno, che dell'Egitto avevano l'immagine, non sempre affidabile, tramandata da Erodoto. Tuttavia, nello sforzo di compilare una storia esaustiva dei faraoni, Manetone non è sempre obiettivo, pur dichiarando di attingere alle cronache reali.
Non sempre, in effetti, è stato possibile associare ai nomi forniti da Manetone un sovrano conosciuto attraverso altre mwarmfonti, sia mwarqepigrafiche che mwaruarcheologiche. Scarsamente affidabili sono le durate dei regni, che risultano spesso sovrastimate; secondo Manetone, le trenta dinastie avrebbero governato l'Egitto per oltre 5000 anni.
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Voci correlate
• mwa9amwa9eAntiquitatum variarum volumina XVII
• mwa9mBerosso
• mwa9uDinastia tolemaica
• mwa9cLista dei faraoni
• mwa9kPlutarco
• mwa9sStoria dell'antico Egitto
• mwa90Taziano il Siro
Altri progetti
Altri progetti
• Wikisource
• Wikisource contiene una pagina dedicata a Manetone
Collegamenti esterni
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